mercoledì 4 aprile 2007
1 commento:
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Anonimo ha detto...
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Mi sono chiesta perchè amando il silenzio ho usato parole...per caso son tornata qui e ho trovato il mio commento...strana sensazione rileggere quanto scritto a distanza di giorni...talvolta penso che le parole non afferrino che il nulla, protendendosi fino allo spasimo per sfiorare appena quanto agognato.Nonostante l'intenzione (parola effimera) tra verità e parola esiste una frattura incolmabile. Diceva Ungaretti:"Ho popolato di nomi il silenzio, ho fatto a pezzi cuore e mente, per cadere in schiavitù di parole? Regno sopra fantasmi..." Ma questa non è la sede adatta. Volevo scusarmi perchè ognuno deve pascersi e nutrirsi delle sue illusioni e il disincanto sia solo mio, in questo forse una sorta di presunzione...Sofia
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5 aprile 2007 alle ore 08:20
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"Si affonda in gruppo? forse nello sport...la vita è ben altra cosa, l'uomo non è assolutamente un'animale sociale ed ogni disfatta è del singolo, si ride in gruppo ma si piange sempre da soli...non potevo fare a meno di sottolinearlo...la mia disillusione è totale, solo singolarmente sopravviviamo, avvolti dal silenzio nell’incessante fluire del tutto, ergo l’abisso che ne scaturisce è incolmabile, è l’abisso del silenzio. Io amo il silenzio. A volte è necessario. A volte è musicale. A volte fa compagnia. Non è mai vuoto. Ed è sempre autentico.
Del resto scriveva Gibran:
Ogni volta che due persone conversano,
sono sempre in quattro a parlare.
Tra i due che sono visibili
intercorre un rapporto diverso
da quello che lega i due invisibili.
Possono discutere animatamente,
mentre gli invisibili sono in pace
e nella più completa quiete,
oppure possono essere uniti nella carne,
mentre gli invisibili
sono completamente disgiunti.
Silenzio quindi.
Del resto conversare è inutile...Pirandello docet.
Sofia"