lunedì 2 aprile 2007

Partite della domenica


Quanto può essere frustrante il ruolo del portiere?
Se il resto della squadra pensa più ad assistere ai tuoi interventi che non a giocare una degna partita di calcio, cosa puoi fare, guanti e cappellino in testa, escoriazioni e tanti, tanti voli?
Raccogliere la palla dalla tua porta per 11 volte non è un toccasana per il proprio ego.
Anni e anni di campionati mi hanno insegnato che non esiste l'alibi: "Io ho giocato bene, la colpa è degli altri".
Quando si perde, si perde tutti insieme. Rifletteteci se state giocando una partita senza entusiasmo: si affonda in gruppo!
Perché tutto questo sfogo?
Lasciamo perdere...

1 commento:

Anonimo ha detto...

Si affonda in gruppo? forse nello sport...la vita è ben altra cosa, l'uomo non è assolutamente un'animale sociale ed ogni disfatta è del singolo, si ride in gruppo ma si piange sempre da soli...non potevo fare a meno di sottolinearlo...la mia disillusione è totale, solo singolarmente soppravviviamo, avvolti dal silenzio nell’incessante fluire del tutto, ergo l’abisso che ne scaturisce è incolmabile, è l’abisso del silenzio. Io amo il silenzio. A volte è necessario. A volte è musicale. A volte fa compagnia. Non è mai vuoto. Ed è sempre autentico.
Del resto scriveva Gibran:
Ogni volta che due persone conversano,
sono sempre in quattro a parlare.
Tra i due che sono visibili
intercorre un rapporto diverso
da quello che lega i due invisibili.
Possono discutere animatamente,
mentre gli invisibili sono in pace
e nella più completa quiete,
oppure possono essere uniti nella carne,
mentre gli invisibili
sono completamente disgiunti.

Silenzio quindi.
Del resto conversare è inutile...Pirandello docet.
Sofia