Maxwell, Einstein, Bergson e Zephram Cochrane.
E la nostra intimità.
29 anni?
27?
"Banco!"
Io ne "possiedo" 34.
Quando ero quattordicenne mio padre soleva (avete mai provato a coniugare la terza persona singolare di questo verbo? da ridere) ammonirmi con questa frase: "Te ne accorgerai nel pisciare!"
Immagine criptica e diuretica al contempo.
Gli anni passavano ed io di tanto in tanto ripetevo il motivo tra me e me cercando di trovarne il significato.
Niente.
Cosa diavolo potevo notare nell'atto della minzione?
Cominciai a credere nella possibilità di riuscire a scorgere l'insorgenza di qualche patologia valutando la colorazione dei miei prodotti.
La carriera del cerusico...
Ma nemmeno quella era la strada.
Certo, qualcuno a questo punto potrebbe suggerire: "Ma non facevi prima a chiederlo direttamente a tuo padre?"
Avete ragione.
Purtroppo la freccia termodinamica lo prelevò da questo insieme abitato prima che io potessi farlo.
Nell'anno 2004 mi rassegnai.
Un'interpretazione esaustiva era affatto lontana.
Io ed Ema Barbo eravamo tornati a casa veramente tardi.
Ci salutammo senza nemmeno comprendere l'appuntamento per il giorno seguente che frettolosamente ci eravamo dati.
Entrai nel mio appartamento.
Un'occhiata all'orologio.
4.50
Le 4.50 di un giorno di luglio del 2004. (Flavio, era domenica mattina, me lo ricordo perfettamente!)
Sprofondai nel sonno.
12.00
A qualsiasi ora io vada a letto, mezzogiorno è il termine ultimo delle mie avventure oniriche.
Come ogni uomo, appena alzato, mi recai al bagno.
Nel "mentre" cominciai a pensare a tutte le cose che mi erano accadute in quell'anno.
Alla piega che avevo dato alla mia vita.
A chi avevo creduto ed a chi avevo fatto del male.
A coloro che si erano stretti intorno a me.
A quelli che non c'erano più.
A tutti i miei "meravigliosi" amici andati tutti via.
Al fatto che non mi reputavo più un cavaliere senza macchia e senza paura.
E ci ero arrivato.
Dopo tutto quel tempo avevo capito cosa intendesse mio padre.
Anzi.
Il mio papà.
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3 commenti:
scrivi meravigliosamente...e poi la freccia termodinamica mi ha sempre affascinata. Tuo padre, scusami se mi permetto, doveva essere proprio un grande uomo, un filosofo, per avere condensato in quella semplice frase una siffatta verità. Mio padre era uno stronzo. Non posso scusarmi di tale termine, è il più appropriato.
No Letizia, quel film non è meritevole...mi piace solo l'idea di non poter ricordare :-)
Oggi già due persone mi hanno deluso...ma è ancora presto.
Mi sto mettendo l'anima in pace. Troppe sono le cose che non comprenderò mai. Non nutro più la speranza che prima o poi le comprenda...
Oggi sono altrove. Non so dove... Forse nel nord Europa. Piove. Hanno tutti i capelli rossi. Parlano una lingua strana, piena di consonanti dure. E non abbiamo alcuna lingua franca in cui poter comunicare.
Cristo, quanto soffro a non poter comunicare.
Madonna, che paura di non ricordare tutto. Tutto.
Paura di non ricordare? io non anelo che questo. Dimenticare il sole. Dimenticare il sorriso. Solo aria. E il rumore. Del tempo. Soffri a non poter comunicare? ti capisco. La delusione odierna è proprio in merito a questo. C'è un muro invisiblie intorno a me dalle pareti di vetro, quando credo che qualcuno abbia capito quello che dico...ecco! puntualmente vengo smentita...vorrei andare oltre, ma le pareti sono scivolose, non posso oltrepassarle. Hai letto per caso Bradbury? il tempo è come un film muto e profuma ed io sono una marziana in terra staniera. Il delirio.
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