sabato 21 maggio 2011

Restare basiti


Ho capito che la percezione che abbiamo di noi stessi non è mai "oggettivamente" percepita dagli altri.
Noi vediamo sempre il nostro naso, il nostro corpo dall'interno, gradiamo i nostri odori, persino le nostre "puzze"... e poi si scopre che per gli altri noi non siamo come pensiamo di apparire.
Sempre così?
No...
Incontriamo qualcuno che ci fa sentire come l'idealizzazione di ciò che vorremmo essere.
Maschio o femmina che sia, esso diventa per noi una personcina proprio simpatica.
Quanti conoscenti rientrano nella cerchia di coloro che davvero ci hanno capito al volo?

Ricordo l'estate del 2004. Il 22 giugno.
Mi trovavo alla stazione di Bologna, dovevo tornare a Pescara.
Visto che il mio treno non sarebbe partito prima di un'ora, decisi di farmi uno spuntino per chetare la fame che cominciava ad assalirmi.
Era rimasto un solo tavolo libero.
Una tavola calda da stazione ferroviaria.
Niente di esaltante.
Ma il sole di giugno rendeva tutto particolarmente caldo.
Mentre mangiavo un ragazzo sulla trentina mi chiese se poteva sedersi con me.
Non si trattava di simpatia al primo sguardo... come ho detto prima non c'era altro posto!
Cominciammo a parlare.
Empatia al primo colpo.
Mi raccontò della sua famiglia, di suo figlio.
Doveva tornare dalle parti di Verona.
Era come se lo conoscessi da un milione di anni.
Arrivò il momento di congedarci.
Per un attimo scese su di noi un silenzio pesante.
Capii al volo cosa stesse pensando:
"Lo sai che noi non ci incontreremo mai più?"
Rispose solo con un gesto del capo.
Ci stringemmo la mano.
Addio.

Non ricordo neanche il suo nome.
Solo che mi ero sentito a casa.
In fondo questo è l'effetto che dovrebbe prodursi stando vicino ad un amico.

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