sabato 13 novembre 2010

Auto disorientarsi

Le mattine di primavera con il cielo celeste e le sessioni di sonno ancora lontana dall'arrivare.
Siamo tornati a casa dopo due giorni di simpatica compagnia.
Non ci credeva nessuno.
Una bottiglia di vino si è versata parzialmente sul libro che stavo leggendo, "Preludio alla Fondazione" di I. Asimov, la copertina è un po' macchiata.
Fabio si è alzato dalla panchina ed ha preso il posto di Guido al volante.
Due ore di riposo sul sedile anteriore della Panda Young non son state propriamente ristoratrici.
Quando arriviamo a destinazione siamo un po' tutti felici.
In fondo siamo dei buoni amici e trascorriamo il tempo della nostra giovinezza vivendo del nostro egocentrismo.
Domani saremo ancora qui.
O forse no.

sabato 6 novembre 2010

Convention di Star Trek

Era tutto finto.
E dire che mio fratello mi aveva accompagnato.
Primo piano ristorante.
Secondo? Bowling...
Rissa con accoltellamento sulle scale.
Ricercato dalla polizia e fuga.
Ma perché mai parlavano tutti un idioma frammisto tra inglese e pescarese stretto?
Risultato finale: non so che fine abbia fatto mio fratello.

venerdì 5 novembre 2010

Peggioro con il tempo, il tempo peggiora con me

Questa mattina mi son destato con un afflato poetico in seno alle meningi.
Il calore della sabbia ed il profumo d'estate trionfavano prepotentemente in una proiezione tridimensionale sparata senza pietà contro le mie pupille.
Casa mia era in piena ristrutturazione.
Tutto il palazzo.
Quando parlo di casa mia intendo quella accanto al mare.
Naturalmente.
L'ora di pranzo imminente.
Strane onde anomale arrivavano a lambire la strada.
Operai che mi insultano perché non presto attenzione alle transenne.
Cemento fresco e tanto marmo.
Ma io devo riuscire a tornare a casa.
Mia madre non mi attende nell'appartamento giusto.
Continuo a ritirare la posta nella cassetta che non è più mia.
I miei vicini di casa fanno finta di niente.
Prendo l'ascensore con loro.
Ma come fanno le mie chiavi ad entrare ancora nella serratura?
E' tutto come l'ultimo giorno.
Anche l'uva lasciata a mollo in una scodella.
Ma perché diavolo l'abbiamo lasciata lì?
Comincio ad essere davvero confuso.
Vivo sogni o ricordi?
Lascio che sia.
Maurizio mi aspetta al mare.
Ho dimenticato l'asciugamano.
Torno indietro.
I miei amici (stranamente quelli che frequento di recente) stanno tutti giocando a beach volley.
Con quelle onde che spazzano la spiaggia mi sembra una cosa da matti.
Il mio asciugamano è... dentro una tenda stile "bagni 1930".
Un altro insulto al mio raziocinio.
Andiamo.
Ormai il pranzo sarà in tavola.
Torno indietro.
Devo solo attraversare la strada.
Non c'è più il cancello.
Solo delle vetrate non ancora montate.
Da dove devo passare?
Maledetti muratori, volete confinarmi qui, in mezzo alla strada?
Le onde stanno arrivando.
Arriva anche il freddo di un pomeriggio di gennaio.
Ed io ancora ad aspettare che qualcuno mi faccia entrare, in costume, un asciugamano bagnato in mano, le chiavi che prima aprivano ed ora no, una strana consapevolezza che si fa strada nel mio cervello.
E' meglio che cominci a pensare seriamente a trovare un riparo.
Non è mai allegro non avere un posto che si possa chiamare casa.

martedì 2 novembre 2010

Io aspetto, ed il mio io peggiora...

Continuo a far passare i minuti che mi separano dall'oblio del sonno e dalla deriva dei miei deliri onirici immaginando fortissimamente un bel viaggio a bordo di una cosmonave.
Non si tratta mai di itinerari fantastici, spedizioni per altri mondi.
Niente di tutto questo.
Mi piace sognare di accelerazioni formidabili, di stretta alle visceri, di cieli che sfumano inesorabilmente e sprofondano nel nero dello spazio.
Ferraglia sparata da vecchi missili per niente sicuri.

I brividi della frontiera non perdonano.
Ancora una volta dormo.

sabato 25 settembre 2010

Ci Siamo

Quando si torna sui luoghi della propria infanzia inevitabilmente una pletora di sinestesie ti attendono al varco.
Ricordo ancora le pozzanghere dei miei inverni contrappuntati dalle traversate tra viale Kennedy e via Gioberti.
Il mio primo giorno di scuola.
Settembre del 1978.
Mi svegliò mio padre.
Avevo sognato un satellite russo che precipitava sulla Terra (nelle mie proiezioni oniriche aveva l'aspetto dello Skylab americano!).
Fuori il tempo era inclemente.
Vento forte e temporale incombente.
Una maestra stagionata.
Il mio primo compagno di banco. Walter.
Ed il primo carico di compiti.
Copiare lettere senza soluzione di continuità.
Lo so che non mi crederete.
Buona parte della mie giornate alle scuole elementari è ben impressa nella mia mente.
Miracoli della demenza.

martedì 20 luglio 2010

Se vuoi difendere tutto non difendi nulla...


Stavo giusto, nel pomeriggio, ricordando quando Dimitri mi portava a spasso su quella sfera di metallo spinta da vele solari.
Non avrei mai creduto di poter esser spinto dalla luce.
C'erano i fili tesi tra immensi alberi maestri.
Campi elettromagnetici e, nel mezzo, tanta polvere di stelle.
Vediamo di fare un po' il punto della situazione:
  • Ho creduto tante volte di esser al centro dell'attenzione
  • Tante volte lo sono stato
  • Adesso godo di un simpatico stato di emarginazione... diciamo che un poco alla volta lo snobismo si sta trasformando in un'inerzia patetica.
  • Credevo che tutto fosse immutabile mercé delle fondamenta affatto morali.
  • La moralità non è poi cosi uguale all'etica.
  • L'etica degli individui non è un valore assoluto ovvero identità di tutti.
  • La birra non basta mai quando hai bisogno di idratarti.
Tanti credono che io sia un simpatico zuzzurellone.

Lo Sono...


venerdì 18 giugno 2010

Il granello di sabbia nelle scarpe del ritorno

Una sera memorabile.
Tutto come un tempo.
Non troppo distante.
Quattro o cinque anni fa.
Non mi farò prendere dal ritmo. Questa volta si pensa in due.
Cosa starò mai combinando?
Adesso lo saprete.
Proprio Adesso.

venerdì 2 aprile 2010

Ed il ciclo si chiude

2005...
Sono davvero basito... Se io sono quello che sono ora, lo devo al tempo trascorso in mia compagnia da quel momento sino al presente?
Il manifesto sul muro era davvero come il fuoco all'orizzonte.
Ho trascorso attimi infiniti nel contemplare l'auspicio di simili eventi.
Ora sono attonito di fronte a tutta questa tranquillità. E vacuità.
Ho atteso tanto tempo per questa coppa di dolore.
Non sono stato io a doverla mandar giù...